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Sud, bambini e maestri di strada: tra buone pratiche e “zona grigia” la risorsa creatività contro la devianza minorile e la povertà educativa

Come intervenire sulla devianza minorile e contro la povertà educativa, che ne è la causa?
La risorsa creatività, in un Mezzogiorno maglia nera delle povertà può essere uno strumento utile per combattere la dispersione scolastica e la disgregazione delle famiglie?
E quali sinergie mettere in campo per un’azione educativa “in uscita”, che esca dal chiuso delle aule (scolastiche, universitarie) per accogliere anche in strada ragazzi al bivio dell’illegalità?

A queste domande hanno risposto le istituzioni ed i protagonisti impegnati in una rinascita sociale del territorio, intervenuti sabato 4 febbraio alla tavola rotonda “Sud, bambini e maestri di strada”, svoltasi nella sala della Biblioteca medica della Real Casa dell’Annunziata, che attualmente ospita la mostra “Storie di bambini” di Letizia Galli.

Dopo i saluti istituzionali dell’assessore alla Scuola e all’Istruzione del Comune di Napoli, Annamaria Palmieri, si sono susseguiti i numerosi interventi.

Cesare Romano, garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Campania, ha puntato l’attenzione sulla necessità di istituire un tavolo istituzionale permanente legato alle problematiche dell’infanzia. «Ben vengano iniziative come queste – ha concluso – che possono far nascere un coordinamento di forze positive a favore del futuro dei nostri bambini». «Se i bambini sono persone, come sottolinea Letizia Galli con le sue opere – ha detto Donatella Trotta, giornalista de “Il Mattino” e direttore scientifico del progetto “Storie di Bambini” introducendo la tavola rotonda – occorre essere consapevoli che per crescere un bambino non basta una famiglia, serve una comunità, soprattutto in tempi di crisi».

Concorde il presidente del Tribunale per i Minori di Napoli, Patrizia Esposito, che ha fatto notare alla platea l’importanza di contribuire a costruire una consapevolezza civica nei giovani e di recuperare i ritardi accumulati dalla scuola, dai servizi sociali, dallo Stato, poiché ancora persistono al Sud questioni che inducono i giovani ad essere risucchiati nel vortice della criminalità organizzata, tra cui l’altissimo livello di dispersione scolastica.
Dal canto suo il prorettore dell’Università “Federico II” di Napoli, Arturo De Vivo, ha sottolineato come l’ateneo possa fare rete con le istituzioni locali e come possa mettere a disposizione spazi e competenze. «Iniziative come queste possono avere significato se sono da stimolo – ha concluso – sono convinto che la cultura possa fare molto in questo senso».

Un punto di osservazione differente, ma non meno interessante, è stato quello segnalato dalla professoressa Paola Villani, docente dell’Università Suor Orsola Benincasa, che ha spiegato come i giovani di oggi, studenti universitari, siano disturbati, pur provenendo da famiglie borghesi. Spesso i disturbi psicologici sono causati da un diverso tipo di abbandono, non quello fisico cui rimanda la Ruota degli Esposti della Annunziata, ma legato alla solitudine nei rapporti familiari. «La lotta condotta dalla scuola – ha dichiarato la professoressa Villani – deve accoppiarsi alla lotta alla genitorialità deviata. Per stimolare la responsabilità genitoriale perché non prevedere percorsi che coinvolgano anche le famiglie?».

Dopo gli interventi istituzionali, si sono susseguite le testimonianze dei protagonisti di una «visione educ/attiva», come è stata definita efficacemente da Donatella Trotta, un’educazione che coinvolga anche emotivamente i soggetti.

Don Gigi Calemme, parroco dell’Annunziata, è andato oltre il concetto topografico di periferia, poiché la periferia è assimilabile ad un’idea, coagulo di situazioni problematiche, presenti anche al centro storico di Napoli. Don Calemme ha raccontato come la presenza della mostra “Storie di bambini” abbia intrigato i piccoli visitatori, abituali frequentatori della sua parrocchia. Bambini, con alle spalle difficili realtà familiari, si sono compenetrati nelle storie dei personaggi di carta disegnati da Letizia Galli. «Per crescere un bambino ci vuole una comunità – cita don Calemme – ma cosa accade se quella comunità è deviata e deviante? Perciò è fondamentale educare le famiglie».

Cesare Moreno, educatore e presidente dell’Associazione Maestri di Strada ONLUS, ha dichiarato che la scuola deve insegnare la cittadinanza, non la sudditanza. «Per salvare i bambini dal degrado morale bisogna educare le periferie e la creazione di una scuola con direttive e finalità precise». Cesare Moreno ha anche sottolineato come a Napoli manchino luoghi di aggregazione comunitaria, su cui creare le basi per la coesione sociale.
Ornella Della Libera, ispettore capo della Polizia di Stato, scrittrice ed esperta in tematiche di prevenzione della legalità, ha portato i suoi libri, il suo personale metodo di incontro con le scolaresche di tutta Italia e la sua testimonianza di “poliziotto di prossimità” attraverso il personaggio da lei creato, Blondie, con cui i giovanissimi si accostano ai concetti di legalità ed illegalità.

Poi è stata la volta di Maurizio Capone, musicista, cantautore, compositore, creatore della band Bungt & Bangt, che ha esemplificato concretamente il suo lavoro di mediatore culturale attraverso la musica teso a stimolare i ragazzi di aree ad alta fragilità sociale in percorsi di conoscenza e autonomia: tirando fuori dal suo borsone strumenti realizzati con materiali riciclati (un tubo idraulico, un “bongattolo” fatto di barattoli di vetro di differenti dimensioni), Capone ha concluso il suo intervento con una applauditissima performance musicale. E mentre Francesco Uccello, “educAutore”, blogger, esperto in comunicazione per ragazzi, ha parlato da padre, «passato dall’essere educatore di professione a educatore per amore», sottolineando l’importanza del punto di vista maschile nella genitorialità, Giovanni Savino, presidente della cooperativa Il Tappeto di Iqbal-Barra, ha raccontato con passione la sua esperienza a contatto con i giovani cosiddetti “a rischio” nel quartiere Barra, «periferia ignorata dai più», ha aggiunto, ma dove il lavoro di base portato avanti ha reso possibile ad esempio una drastica diminuzione di arresti di ragazzi tra i 14 e i 17 anni. Ne sono testimonianza vivente tre giovani “salvati” dalla criminalità, ora artisti al fianco di Savino, che hanno chiuso l’incontro con un piccolo recital tra musica e parole che ha toccato il cuore dei presenti.

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